Thursday, November 09, 2006

I tempi dell'etilmorfina

La stanza era circolare, o perlomeno sembrava circolare.
Mentre avanzava, avvicinandosi alle pareti, si rendeva conto che l’ambiente non era come gli era parso, tuttavia non riusciva a trovare una definizione che potesse includere in sé in ogni aspetto quello che stava vedendo.
Era come se la stanza mutasse forma di continuo, a intervalli di tempo regolari, come se l’ambiente stesso fosse vivo e cercasse di confondere i suoi sensi già allo stremo.
Si sentiva una morsa stretta allo stomaco, gli mancava il respiro, no, gli mancava l’aria.
Un bisbiglio, l’inizio della pazzia.
Cominciò a credere che la stanza fosse davvero viva, che i cambiamenti che vedeva verificarsi fossero un vero e proprio postulato dell’ontologia della stanza, gli oggetti si disfacevano, si contraevano, si espandevano fino a sembrare sull’orlo della più orribile esplosione per poi diventare altro, anche se solo per un istante, prima che la trasformazione ricominciasse di nuovo.
Una lampada, un libro, uno specchio, e poi qualcosa che non aveva mai visto.
Dove diavolo era finito?
Allungò le braccia davanti a sé come un sonnambulo, come un uomo che brancola nel buio e cerca nell’oscurità un appiglio cui sostenersi, ignaro che l’appiglio che cerca è dentro di sé e che il buio che lo avvolge lo osserva con occhi sbarrati, ancor più spaventato di lui.
Prese a fissarsi le mani.
Qualcosa dentro di lui gli suggeriva che in questo modo avrebbe potuto annullare l’incantesimo in cui era immerso, spezzare le sottili pareti del sogno e dell’irrealtà e tornare a qualcosa che lui conosceva bene, tornare in un luogo che la sua mente gli avrebbe suggerito come reale senz’ombra di dubbio.
Percezione.
Era solo una questione di percezione.
Noi percepiamo come reale tutto ciò che fa parte di una ambiente che conosciamo, tutto ciò che è presente nella nostra mente, e anche ciò che non conosciamo, a volte, istintivamente.
Siamo esseri tridimensionali fatti per abitare ambienti tridimensionali.
Ma allora perché le sue mani avevano solo due dimensioni?
Perché erano piatte come se fossero state disegnate su un foglio?
Avvicinandosi allo specchio si rese conto della lucida assurdità di ciò che stava per fare.
Non era pronto.
Forse non sarebbe mai stato pronto.
Fu felice che nel momento in cui giunse a destinazione lo specchio fosse diventato un enorme salvadanaio a forma di maiale.
Ma quel maiale aveva sette zampe e un orecchio solo, posizionato appena sopra gli occhi grandi e bianchi, occhi ciechi divisi da un’agghiacciante doppia fila di denti seghettati.
Avvertì una strana sensazione al collo, come se una mano invisibile incombesse su di lui.
Si alzò dal suolo di quasi un metro, mentre l’aria gli esplodeva dai polmoni e la colonna vertebrale scricchiolava nella stretta di qualcosa di invisibile.
Un ronzio.
Rumore di rubinetti aperti e di sveglie che urlano al mondo la fine del riposo.
Le pareti della stanza brillavano, emanando una bianca luminescenza che rendeva tutta la scena ancor più incredibile.
Una tazza da caffè iniziò ad espandersi lentamente, mutando colore, diventando una forca in miniatura.
Rise.
Quella forca era troppo piccola, non avrebbe potuto impiccarci nemmeno i propri genitali.
Si sbagliava.
Mentre veniva sospinto da un vento leggero e gradevole che gli solleticava i sensi la forca diventava sempre più grande, sempre più bella, sempre più nobile nella sua sfolgorante tinta nero pece.
Si abbandonò, sorridendo.
Gli occhi due diamanti, le labbra socchiuse in un ghigno degno di un ceffone.
Il risveglio lo trovò sudato ed ansante come dopo una folle corsa appeso alle portiere di una macchina sportiva.
Si alzò e corse in bagno a lavarsi la faccia, innalzando preghiere e ringraziamenti ad un dio che nemmeno sapeva esistesse per averlo salvato dall’incubo in cui si era trovato.
Non si rese conto che la poltrona dove prima stava seduto era ora diventata un’elegante ottomana.
La stanza prese a girare lentamente, mentre il soffitto si tramutava in un’accecante volta stellata al negativo, nero su bianco e bianco su nero.
Questa volta si sarebbe svegliato?

4 comments:

Giulia K. said...

il pasto nudo?

Re_Fuso said...

no roba mia :)

Giulia K. said...

beh prendilo come un complimento allora....molto molto bello.

Re_Fuso said...

Grazie mille, sai che la tua è un'opinione che apprezzo.